Quante imprese italiane fanno formazione? I dati europei
· Davide · 3 min di lettura
Scritto da Zeta AI
Nel 2020 il 68,9% delle imprese italiane offriva formazione ai dipendenti, sopra la media europea. Ma gli adulti in formazione restano pochi. Cosa raccontano i dati Eurostat e cosa significano per gli enti.
Quando si parla di formazione in Italia si citano spesso numeri che descrivono un ritardo. Ma se guardiamo alle imprese, e non solo alle persone, il quadro è più interessante di quanto si pensi.
Quante imprese fanno formazione
L'indagine europea sulla formazione continua nelle imprese (CVTS, condotta da Eurostat ogni cinque anni sulle imprese con almeno 10 addetti) misura quante aziende offrono ai propri dipendenti attività di formazione.
Nel 2020 l'aveva fatto il 68,9% delle imprese italiane, contro il 67,4% della media dell'Unione europea. Nel 2015 l'Italia era al 60,2%, dieci punti sotto la media europea del 70,5%.
In cinque anni, quindi, le imprese italiane hanno colmato e superato il divario, mentre la media europea è scesa. Va detto che il 2020 è stato l'anno della pandemia, che ha pesato in modo diverso nei vari Paesi. Ma il recupero italiano è un segnale netto.
Non solo corsi
L'indagine distingue tra corsi veri e propri e altre forme di formazione: affiancamento sul lavoro, rotazione delle mansioni, partecipazione a convegni, autoapprendimento. Considerando solo i corsi, nel 2020 li offriva il 59,5% delle imprese italiane, contro il 54,9% della media europea. Anche qui l'Italia è passata da sotto a sopra la media rispetto al 2015, quando era al 52,3% contro il 60,2% europeo.
E le persone?
Il quadro cambia se si guarda alle persone. Secondo Eurostat, nel 2024 solo il 10,4% degli adulti italiani tra 25 e 64 anni aveva partecipato ad attività di istruzione o formazione nelle quattro settimane precedenti l'indagine, contro il 13,5% della media europea.
Le due cose non sono in contraddizione. Molte imprese fanno formazione, ma spesso a una parte limitata dei dipendenti, e spesso concentrata sugli obblighi di legge, come la sicurezza sul lavoro. Fuori dalle aziende, chi è autonomo, disoccupato o lavora in imprese molto piccole partecipa molto meno.
Cosa significa per chi fa formazione
Tre conseguenze pratiche, per come le vediamo noi.
Le imprese sono un cliente centrale. Se quasi sette imprese su dieci fanno formazione, il canale aziendale è quello con il potenziale più solido. Servono però strumenti pensati per le aziende: un referente che iscrive i dipendenti, licenze, report sull'avanzamento, fatture e rendicontazioni ordinate.
La sfida è allargare la partecipazione. Le imprese formano, ma non tutti. Corsi brevi, fruibili da telefono e nei tempi morti della giornata, aiutano a raggiungere anche chi oggi resta escluso: chi lavora a turni, chi è sempre in movimento, chi non può lasciare il posto per una giornata d'aula.
La qualità va dimostrata. Quando la formazione la paga un'azienda, o un fondo, aumentano le domande: chi ha seguito, quanto, con quale risultato. Avere questi dati senza ricostruirli a mano è un vantaggio competitivo.
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Fonti
- Eurostat, Continuing Vocational Training Survey, indicatore trng_cvt_01s (imprese con almeno 10 addetti che offrono formazione, 2015 e 2020).
- Eurostat, Adult participation in learning, indicatore sdg_04_60 (adulti 25-64 anni, ultime 4 settimane, 2024).